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Dalle tangenti alla musica scaricata da internet: gli studenti danno i voti alla gravità dei comportamenti illegali

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Niente sconti al politico che antepone gli interessi personali a quelli della comunità. Più tolleranti contro chi scarica file illegalmente da internet e non è integerrimo nel fare la raccolta differenziata. Sono le diverse sfumature della percezione del concetto di illegalità, sulla base dei risultati di un interessante test che ha coinvolto oltre un centinaio di studenti di sei classi IV e V del liceo Einstein e dell’istituto Valturio di Rimini. Gli esiti del test – un’iniziativa svolta in collaborazione con le scuole, nell’ambito del programma triennale per la trasparenza e la legalità – sono stati presentati questa mattina, in una conferenza ospitata nell’aula magna dell’Einstein, alla presenza dell’assessore Irina Imola, del responsabile anticorruzione del Comune di Rimini e Segretario Generale, Laura Chiodarelli e del professor Franco Marzoli, autore del libro “Farla franca. La legge è uguale per tutti” scritto a quattro mani con l’ex magistrato di ‘Mani pulite’ Gherardo Colombo.

Il test sottoposto agli studenti riportava dodici comportamenti illegali: ai ragazzi il compito di valutare la gravità di tali comportamenti, esprimendo un giudizio da 1 (comportamento considerato non illegale) a 5 (illegalità molto grave). E’ stata poi fatta la media dei voti ottenuti, andando così a definire una scala di ‘gravità’ percepita dei comportamenti, con risultati più o meno sorprendenti. “Il mafioso che estorce il pagamento del pizzo ad un negoziante” come prevedibile viene percepito come un comportamento altamente illegale, ottenendo la media più alta (4,81); altrettanto grave (4,77) il “politico che antepone l’interesse personale a quello della collettività”. Argomento più vicino alla vita dei ragazzi è quello di chi “guida sotto l’effetto di alcol e droghe”: in questo caso emerge una consapevolezza degli studenti sulla pericolosità e il rischio sociale di certi atteggiamenti (4,46). In generale il giudizio è duro contro chi approfitta dei ruoli di responsabilità o di potere che ricopre, come l’impresa che offre una tangente all’assessore per conquistare un pubblico appalto (4.53), il medico compiacente che rilascia certificati per malattie inesistenti (4.29) o chi sfrutta il lavoro dei migranti sottopagati e fatti lavorare in nero (4.21).

Illegalità “non gravissime” sono quei comportamenti che spesso frettolosamente vengono etichettati da ‘furbetti’, come il pubblico dipendente che invia un certificato di malattia allo scopo di allungare le ferie di Natale (3.85) o l’idraulico che aumenta il prezzo della riparazione se si richiede la fattura (3.61) o ancora chi affitta in nero agli studenti (3.47). Guardando il fondo della classifica, i ragazzi ‘assolvono’ quei comportamenti che più sono vicini alla loro vita quotidiana e di cui conoscono i risvolti concreti in termini di danno alla collettività, come lo scaricare illegalmente file musicali o film da internet (1,72) o chi non fa la raccolta differenziata dell’immondizia (2.50), dove non si coglie fino in fondo l’importanza di essere un consumatore e quindi produttore di rifiuti responsabile, fino a chi più ‘semplicemente’ non paga il biglietto dei mezzi pubblici (2.90).

“E’ interessante capire quale sia la percezione della legalità da parte dei ragazzi – sottolinea l’assessore Imola – soprattutto per un’Amministrazione che sta investendo tanto sul tema della trasparenza e che ha il compito di coinvolgere e rendere partecipi i più giovani, a cui chiediamo di traghettare la pubblica amministrazione nel futuro. E’ essenziale informarsi su come agiscono i Comuni a tutela della legalità, quali azioni mettono in campo, quali doveri e limiti hanno, non solo per aumentare il bagaglio di conoscenza, ma per sviluppare uno spirito critico. I ragazzi devono essere un pungolo per l’Amministrazione, a cui si devono avvicinare con spirito costruttivo, liberi da un approccio superficiale e populista, e soprattutto hanno il compito di chiedere uno sforzo in più, di suggerire come e dove si può migliorare. Non è un passaggio scontato: è molto più semplice arrendersi alla sfiducia che essere partecipi, essere parte attiva del cambiamento. Ma è questa la sfida: per l’ente pubblico, che deve essere aperto ai cambiamenti e a essere messo in discussione; per il cittadino, che si deve assumere la responsabilità dando il proprio contributo”. “I comportamenti illeciti nella pubblica amministrazione – sottolinea la responsabile anticorruzione del Comune Laura Chiodarelli – si contrastano prima di tutto rendendo trasparenti e disponibili tutti i processi amministrativi e di verifica e controllo e rendendo la cittadinanza più consapevole e partecipe. La trasparenza è ciò che consente di fare luce per capire come ci muoviamo e in che direzione”. 

La conferenza di questa mattina fa parte dell’attività formativa promossa dal Comune nell’ambito del Piano triennale di Prevenzione della corruzione 2016-2018, approvato qualche giorno fa dalla Giunta comunale. Il piano triennale di prevenzione della corruzione viene predisposto ai sensi del comma 8 dell’art. 1 della Legge 190/2012 e sulla base del Piano Nazionale Anticorruzione approvato da Anac con propria delibera n. 72 del 11/09/2013. Elaborato dal Responsabile anticorruzione dell’Ente con la collaborazione e il coinvolgimento dell’intera struttura organizzativa, così come dei contributi, osservazioni e proposte di cittadini e associazioni, prende in esame il complesso dell’attività gestita dal Comune di Rimini ed evidenzia le azioni e le misure di prevenzione e contrasto dell’illegalità che sono già in atto o che ci si impegna ad attuare.

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