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Il progetto Identità dei luoghi s’arricchisce di nuove opere

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Al tema dell’acqua sono state dedicate due importanti strutture artistiche nel parco XXV Aprile e in via Castelfidardo.
“Due momenti – ha detto l’assessore all’identità dei luoghi Massimo Pulini – nel segno dell’intervento che stiamo portando avanti dall’inizio del mandato per promuovere anche attraverso segni artistici importanti una qualità diffusa sul territorio capaci di legare parti della nostra città alla propria storia.”
All’acqua è quindi dedicato l’intervento di sistemazione della fontana presente all’interno del Parco Marecchia. Un luogo frequentatissimo dai riminesi per dissetarsi e altrettanto amato per la qualità dell’acqua che scaturisce da uno dei pozzi storici della città, immerso nel parco XXV Aprile nato proprio sull’alveo del fiume a cui Rimini ha legato il proprio nome.
L’intervento, realizzato da Anthea su incarico dell’Assessorato all’Ambiente del Comune di Rimini nell’ambito del più generale “Progetto Maricla – Parco XXV Aprile” relativo alla manutenzione e riqualificazione del parco, ha interessato sia la struttura in mattoni che la parte impiantistica, che è stata completamente sostituita.
Un intervento impreziosito dalle ceramiche dallo scultore-ceramista riminese Gio’ Urbinati, che da oggi decorano la fontana raccogliendo le suggestioni del tema dell’acqua e del Fiume Marecchia voluto dai progettisti di Anthea. Una nuova pavimentazione attorno alla fontana e la collocazione di nuovi portabiciclette hanno completato l’intervento di riqualificazione che nelle prossime settimane toccherà altre parti del parco come i sentieri, particolarmente colpiti dalle ultime piene fluviali, e gli accessi.

Sempre all’acqua è dedicata l’opera di giuntura tra superficie e sottosuolo, tra presente e passato, collocata nella vera da pozzo risalente al XVI secolo e proveniente dall’Istituto San Giuseppe di via Ducale recentemente collocata tra via Castelfidardo e via Michele Rosa al termine dell’intervento di riqualificazione (I lotto) di via Castelfidardo.
Collocato davanti al mercato coperto, il pozzo si apre come una finestra naturale su una delle più antiche reti idriche della città, come l’antica Fossa Patara dalle affascinanti vicende raccontate nel volume Sant’Andrea, un borgo fra le acque, di Oreste Delucca, Cristina Ravara Montebelli, Maurizio Zaghini (Luisè Editore, Rimini 2005).
Nel corso del tempo, trasformatasi in canale dei mulini, la fossa ebbe una molteplicità di nomi che oggi riemergono dal fondo del pozzo per ritornare alla terra e alla luce sotto forma di gorgo in voce: Apsa, Apisa , Apesa, Apusa, Apsella, Apisella, Avexa pizola, Avesa interiore, Apisa Parva, Apisa interiore, flumen Apse, flumen Apiselle, fovea molendini, fovea molendini comunis, fovea sive Apsella, fovea molendini seu Apsella, Apisella molendini comunis, alveus Apuse, Aprusa currens per civitatem, Apsa que decurrit per civitatem, Apsa comunis, fovea molendini comunis cui dicitur Apsa, el canale del molino del comune alias l’Avexella, fossa Patara…
Inanellati l’uno di seguito all’altro, i nomi della fossa scorrono oggi come una liturgia, un rito mnemonico. Il tempo fluisce e defluisce, la memoria perpetuamente si cancella e si rinnova, risale e ridiscende, così accompagnando il girare in cerchio della storia…
Il testo che riaffiora e defluisce dalla superficie del pozzo è stato tratto dal Codice Sartoni, manoscritto in latino e volgare databile tra 1421 e 1432 e conservato oggi in Gambalunga, che raccoglie le norme in vigore sotto la dinastia malatestiana (tra cui quelle inerenti la regolamentazione delle acque) ed è ricco di note a margine che ne attestano l’uso.
A più mani la realizzazione dell’iniziativa: da Claudio Ballestracci, l’autore, a Maria Cecilia Antoni, Nadia Bizzocchi, Oreste Delucca, Oriana Maroni per le ricerche storiche, a Manuela Masini, progettista e direttore lavori di riqualificazione via Castelfidardo e via Galeria.
 

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